Caro carburanti, armatori pronti a bloccare lo Stretto
Il gasolio costa troppo. 100 pescherecci pronti a bloccare lo Stretto il prossimo 22 ottobre. Dalla Sicilia alla Calabria, gli armatori della pesca professionale minacciano di protestare finché non arriveranno risposte. Il rincaro del prezzo, dovuto alle guerre e alle questioni internazionali, come il blocco dello Stretto di Hormuz in Iran e la riduzione delle esportazioni di prodotti raffinati dalla Russia per via della guerra in Ucraina, sta mettendo in ginocchio il settore. Costi ritenuti insostenibili per le realtà siciliane e calabresi, che rischiano di rimanere in perdita. La Regione Sicilia ha già previsto una serie di contributi come un bando di 12 milioni per affari marittimi, pesca e acquacoltura, grazie ai fondi europei FEAMPA, aumentati grazie a 5 milioni a carico della Regione. Il Governo Meloni ha riconosciuto un credito di imposta del 20% sul carburante per le imprese della pesca. L’Europa ha previsto un regime italiano di aiuti di Stato per 285 milioni in sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali per agricoltura, pesca e acquacoltura, che offre più margini di azione al Governo. Ma gli armatori chiedono più sforzi. Serve un intervento strutturale per mantenere il prezzo calmierato tra 0,40/0,50 al litro nei periodi ordinari e 0,60/0,70 al litro durante i periodi di maggiore stress nel mercato. La decisione, dopo l’assemblea delle marinerie siciliane presso il porto di Catania, confermata da Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani. Crediti d’imposta, bandi e progetti, non basterebbero, i pescherecci rischiano di non partire nemmeno. Partecipare alla manifestazione comporterà comunque una spesa compresa tra duemila e cinquemila euro per ogni barca. Un bel groviglio da sciogliere per le regioni e per Meloni, mentre monta anche la protesta degli autotrasportatori.
