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Tiene banco il patto SCN-FDI tra scontenti e canti delle sirene

Il Patto siglato nei salotti della Capitale tra ScN e Fratelli d’Italia continua a tenere banco nell’asse Roma-Palermo-Messina e porterà scosse di assestamento sia nel centro destra che in casa deluchiana. La ricerca di nuovi equilibri dovrà tenere conto di più fattori e più partiti, come in ogni coalizione. I malumori, più o meno sotterranei ci sono e si incrociano con una situazione regionale congelata sull’apparente e momentanea tregua in Forza Italia. L’incontro tra il presidente Schifani ed il segretario nazionale Tajani ha più il sapore dell’armistizio che di pace duratura. Anzi, il silenzio di Tajani sullo Schifani bis ha ringalluzzito l’area del partito che ha in cassetto il candidato alternativo. Ma l’incontro chiarificatore ha se non altro allontanato le dimissioni di Schifani, quantomeno a breve. C’è quindi più tempo per le manovre politiche e tornando in riva allo Stretto le fibrillazioni non mancano. In casa Fratelli d’Italia l’inedita intesa con Sud chiama Nord, che ha portato in prestito due big del calibro di Manlio Messina e Luca Sbardella al gruppo deluchiano che così non dovrà raccogliere le firme, ha fatto storcere il naso a molti. Sbardella è commissario meloniano inviato in Sicilia per dirimere i dissidi del partito ed è, in quanto alleato, al fianco di Schifani. Come si concilia la posizione di un commissario regionale di Fdi, che ai tavoli regionali dialoga e sostiene Schifani con il suo ingresso alla Camera nel gruppo misto di Cateno De Luca che si dichiara acerrimo nemico di Schifani è quantomeno tentativo imbarazzante. I messinesi di FdI esprimeranno la loro opinione su un patto calato dall’alto e che per quel che riguarda Palazzo Zanca continuerà a vederli all’opposizione di Basile. Frattanto c’è il coordinatore regionale di Futuro Nazionale Tommaso Calderone consapevole dei mal di pancia a destra che getta benzina sul fuoco e lancia l’amo a chi preferisce, scrive un porto sicuro di coerenza e valori. Quanto a Sud chiama Nord la virata a destra non è piaciuta a tanti, soprattutto se comporterà una futura, ma non troppo condivisione di poltrone e palazzi, ma il dissenso esistente finora non si palesa.

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