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Omicidio Ciurar, 30 anni di carcere per Santo Genovese

Sedici anni dopo l’agguato mortale, arriva una nuova sentenza per l’omicidio di Petre Ciurar, il ventenne romeno ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto il 5 dicembre 2010. La Corte d’assise di Messina ha condannato Santo Genovese a trent’anni di carcere, una pena inferiore all’ergastolo richiesto dalla Procura. La difesa ha già annunciato appello. I giudici, presieduti da Maria Eugenia Grimaldi, hanno riconosciuto le responsabilità di Genovese, bilanciando le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso con le attenuanti generiche. L’inchiesta, riaperta dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina con il lavoro dei carabinieri del Ros, ha ricostruito un delitto rimasto irrisolto per anni. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’omicidio sarebbe maturato nell’ambito delle dinamiche della famiglia mafiosa barcellonese, come punizione nei confronti della comunità rom, ritenuta responsabile di furti nella zona di Calderà. Per lo stesso delitto, Domenico Bucolo era già stato condannato a trent’anni con rito abbreviato. Entrambi avevano circa vent’anni all’epoca dei fatti. Genovese, oggi residente in provincia di Reggio Emilia e difeso dall’avvocato Pinuccio Calabrò, ha scelto il rito ordinario.

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