Intesa SCN-FDI: mal di pancia tra le fila deluchiane e non
L’idillio, abbraccio, o accordo che dir si voglia tra De Luca e Fratelli d’Italia con il presidente dell’Ars Galvagno a fare da cupido, seppur dato per scontato da tempo, ha provocato con l’arrivo dell’ufficializzazione pochi applausi e molti mal di pancia. Se l’approdo nel centro destra di Sud chiama Nord ha indispettito quella parte dei meloniani e degli altri alleati che dovranno inghiottire i rospi dell’ingresso in coalizione dell’ormai ex rivale della banda bassotti, dall’altro al momento delle urne la battaglia tra partiti sarà casa per casa. Scontato quindi che tra gli esponenti del centro destra messinese nessuno abbia accolto con entusiasmo l’accordo preso nei salotti romani che renderà più contendibili le poltrone a disposizione per Camera e Senato. Un patto che peraltro porterà in prestito nel nuovo gruppo SCN alla Camera a quanto pare, nientepopodimenoche Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia inviato in Sicilia per placare i dissidi interni al partito. Se a destra non si gongola i mal di pancia sono invece in casa deluchiana. O meglio, in casa basiliana dove molti degli esponenti e dei nuovi ingressi avrebbero preferito di gran lunga un’alleanza con il campo largo piuttosto che con la destra. Del resto l’ipotesi di mani libere in Sicilia, oltre ad essere ardua ha già ovviamente avuto lo stop del centro sinistra, persino di quella parte che era sempre stata più morbida con De Luca, il segretario regionale Pd Anthony Barbagallo. E mentre il segretario provinciale Armando Hyerace pensa, l’avevamo detto noi, è lo stesso ex ministro Giuseppe Provenzano ad ammettere che i dem messinesi su De Luca avevano ragione. Sbarrato quindi l’avvicinamento di Sud chiama Nord al campo largo in Sicilia, che sarebbe incomprensibile anche per gli elettori a maggior ragione se, come ormai probabile si voterà lo stesso giorno per Politiche e Regionali. La virata a destra di Cateno accettata dai suoi a denti stretti non è esente da malumori soprattutto perché le alleanze comportano convivenze e quindi suddivisioni in stile Cencelli e prima o poi anche Palazzo Zanca, con le sue partecipate, non sarà più monolitica. Ed è questo il motivo dei peggiori mal di pancia da parte di chi, dopo la vittoria di fine maggio, dovrà fare i conti con una platea di concorrenti ben più ampia del previsto.
