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Caporalato, svolta nel caso Mylillo

Il prossimo 15 dicembre davanti alla giudice Alessia Smedile è stata fissata l’udienza per l’inchiesta del caso Mylillo. Il pubblico ministero Marco Accolla ha chiuso gli accertamenti chiedendo il rinvio a giudizio per tutti i soggetti coinvolti nel caso Mylillo, si tratta del legale rappresentante Gianluca Penna, insieme ai collaboratori Giuseppe Intelisano e Silvio La Rosa. Sotto la lente della magistratura è finito il modello di gestione della piattaforma di food delivery, citata anch’essa come responsabile civile per la mancata adozione di sistemi di vigilanza contro il caporalato digitale. Quarantanove, secondo gli investigatori dell’Arma, i lavoratori sfruttati, in gran parte giovani studenti universitari e fuorisede. Nel corso dell’indagine sarebbero emersi diversi particolari poi finiti nel fascicolo del pm, come le paghe a cottimo comprese tra i 2,40 e i 3 euro a consegna, al di sotto dei minimi contrattuali previsti dal Ccnl, l’obbligo di utilizzare mezzi propri e di esporsi a gravi rischi stradali pur di racimolare il necessario per vivere. L’indagine condotta dai carabinieri ha visto anche l’impiego di intercettazioni dei carabinieri, che avrebbero svelato pressioni psicologiche sui rider persino in seguito a infortuni sul lavoro.

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