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Troppi incidenti mortali, tre vite spezzate in pochi mesi

Giovani vite spezzate sull’asfalto. Sogni di un futuro ancora da disegnare infranti dal freddo stridio di freni, lamiere che si piegano e grida disperate di chi non vede tornare a casa un figlio. La morte della 17enne Rebecca Galli dopo un violento impatto con un’auto in via Don Blasco ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza stradale e del rispetto delle regole. In attesa che le indagini accertino responsabilità dello scontro costato la vita alla studentessa del liceo Archimede, resta lo strazio di una famiglia che ha perso una giovane vita. Una ragazza solare che stava pensando a come festeggiare i suoi 18anni, che aveva gioito con la sua famiglia appena due settimane fa per il matrimonio della sorella maggiore. Poi uno schianto in un pomeriggio di spensieratezza mette fine a tutto. E come è successo con Rebecca è già successo nei mesi scorsi. Altre famiglie si sono viste strappare i propri figli. Il 6 giugno il giovanissimo Riccardo Coglitore, morto dopo un impatto con un’auto in via degli Agrumi. Era in sella alla sua moto quando si è scontrato con una vettura. Il volo dal sellino e poi il buio. A fine giugno, il 28 a perdere la vita è stata Giulia Scimone, travolta da una moto condotta da un 19enne che stava effettuando una manovra azzardata. Sicurezza stradale, buone pratiche alla guida. Sono frasi che sentiamo ripetere spesso e che difronte a queste morti invitano a una serie riflessione. Si deve cominciare all’interno delle famiglie, per proseguire nei luoghi deputati a formare i futuri automobilisti per arrivare nelle stanze di chi deve garantire che le strade siano sicure e sanzionare sul nascere comportamenti pericolosi. Perché nessun’altra famiglia debba più piangere un figlio morto sulla strada.

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