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Sfiducia respinta a Schifani, maggioranza compatta

Giornata ad alta tensione all’Assemblea regionale siciliana, dove il dibattito sulla mozione di sfiducia al presidente della Regione, Renato Schifani, ha infiammato l’Aula come raramente accaduto negli ultimi mesi. Tra duri attacchi politici, richiami alla responsabilità istituzionale e attese di possibili colpi di scena, la seduta si è svolta in un clima di forte polarizzazione. Nonostante il confronto acceso, il finale è stato quello previsto. La mozione, presentata da Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente, è stata respinta dall’Ars. I numeri hanno confermato l’assetto delle forze politiche: 41 voti contrari e 26 favorevoli. Per far cadere il governo regionale sarebbero serviti 36 voti, pari alla maggioranza assoluta dei deputati dell’Assemblea. Tre gli assenti al momento del voto: De Leo, Ferrara e Pace. A presiedere i lavori per quasi tutta la seduta è stato il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), che ha affrontato una giornata particolarmente delicata anche sul piano personale. Pochi minuti prima dell’inizio della discussione, infatti, Galvagno aveva appreso la notizia della richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti da parte della procura di Palermo, con accuse che vanno dalla corruzione al peculato, dalla truffa al falso ideologico. Una circostanza che ha contribuito ad alimentare la già forte tensione in Aula. La mozione di sfiducia, pur respinta, ha messo in evidenza la profonda frattura politica che attraversa il Parlamento siciliano, rilanciando il dibattito sul futuro della legislatura e sulla solidità della maggioranza che sostiene il presidente Schifani.

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