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Rifiuti e verde, dall’emergenza al consolidamento

Sette anni per trasformare un’emergenza sanitaria in un’eccellenza da esportazione. È questo il bilancio tracciato dal movimento Sud chiama Nord durante un incontro dedicato alla metamorfosi di Messina, passata dall’essere la “città della munnizza” del 2018 a un modello di vivibilità che oggi punta a standard europei. Il sindaco Federico Basile e il leader Cateno De Luca hanno ripercorso le tappe di una sfida iniziata con una raccolta differenziata ferma all’8% e un’azienda, la vecchia Messinambiente, gravata da 80 milioni di debiti. “Abbiamo trovato una scatola vuota e un sistema basato sui cassonetti indifferenziati”, ha ricordato la presidente di Messina Servizi, Mariagrazia Interdonato. Oggi la realtà è opposta: la differenziata ha raggiunto il 61,65%, la Tari è diminuita e la gestione del verde pubblico è stata potenziata con investimenti passati da 300mila euro a oltre un milione annuo. Nonostante il blocco dell’impiantistica regionale, Messina è stata definita dalla Corte dei Conti un “modello”, in netto contrasto con le difficoltà di Palermo e Catania. “Abbiamo tolto 100 miliardi alle lobby dei rifiuti”, ha dichiarato con fermezza il deputato ARS Pippo Lombardo. Le prospettive future guardano a una chiusura del ciclo dei rifiuti ancora più efficiente: nuove isole ecologiche aperte H24, digitalizzazione dei mastelli e una lotta all’evasione fiscale che, come sottolineato da De Luca, segue il principio del “pagare tutti per pagare meno”. L’assessore Minutoli ha evidenziato il recupero del decoro urbano, passando dal degrado di parchi come Villa Dante a una programmazione efficiente. Grazie al primo censimento del verde e a investimenti cresciuti da 300mila euro a oltre un milione annuo, l’amministrazione ha messo in sicurezza il territorio, affidando a Messina Servizi una gestione moderna e costante di parchi e periferie. La sfida finale? Portare questo modello di buona amministrazione a livello regionale.

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