Primo maggio, festa del lavoro
Non è una semplice ricorrenza sul calendario, ma il termometro di un mondo del lavoro che sta cambiando. Si celebra oggi in tutta Italia la Festa del Lavoro. In primo piano ci sono i temi caldi del territorio. Dalle crisi alle vertenze aperte senza sottacere la piaga del precariato che tiene in scacco i giovani e, soprattutto, l’emergenza sicurezza. Ecco perché l Primo Maggio è anche partecipazione e non solo un giorno in cui non si lavora. . “Per un lavoro dignitoso” il tema scelto quest’anno per celebrare una festa che affonda le radici nell’Ottocento. Un periodo dell’Ottocento, costellato da continue manifestazioni di protesta negli Stati Uniti per i diritti degli operai delle fabbriche, organizzate dall’associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro. Nel 1866, lo Stato dell’Illinois approvò la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, che entrò in vigore soltanto l’anno dopo, il 1º maggio 1867, quando fu organizzata un’importante manifestazione con almeno diecimila partecipanti. Echi di questo evento arrivarono anche in Europa, dove nel 1864 era stata costituita a Londra la “Prima Internazionale”: l’associazione internazionale dei lavoratori, molto vicina ai primi movimenti socialisti e marxisti dell’epoca. Intanto, dopo gli scontri sanguinosi dell’1 maggio 1887 a Chicago, che vide la messa a morte di oltre dieci persone tra anarchici e lavoratori, l’allora presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland, ritenne che quella data fosse quella giusta per ricordare quelle morti. Via, via anche altri Paesi nel resto del mondo scelsero l’1 maggio per celebrare i lavoratori, compresa l’Italia. Dopo la parentesi durante il ventennio fascista, che l’anticipò al 21 aprile, la festa fu ripristinata già nel 1945. Per non perdere terreno con la sinistra, nel 1955 pio XII decise che l’1 maggio sarebbe stata la festa di San Giuseppe lavoratore. Ma l’1 maggio è anche l’anniversario della strage di Portella della Ginestra, avvenuta nel 1947. Quel giorno, la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di 2.000 lavoratori in festa, uccidendone 14 e ferendone una cinquantina. Alcune fonti sostengono che tale sparatoria sarebbe stata organizzata dai servizi segreti statunitensi, con lo scopo di veicolare le elezioni, che avrebbero portato al governo il neo gruppo socialista, inviso agli USA. I nomi dei mandanti e le ragioni che li spinsero ad organizzare quella strage sono ancora da scoprire. A distanza di oltre 70 anni si cerca ancora la verità. Il solo atto di giustizia che per il momento si può rendere alle vittime e alle loro famiglie è quello di non dimenticare.
