Primo piano

Ponte, parere dell’Art favorevole a condizioni

Quello dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti è stato uno dei 3 fondamentali mancanti o insufficienti, insieme alla procedura Iropi sugli imperativi di interesse pubblico e la modifica d’appalto, che il 29 ottobre scorso portarono alla bocciatura della delibera Cipess sul Ponte da parte della Corte dei Conti. Proprio all’Art, però, è stato chiesto e ottenuto il nuovo parere che ha avuto esito positivo, ma soltanto a determinate condizioni. L’Autorità, infatti, specifica che il Piano economico finanziario deve essere corretto in quanto pur essendo “adeguato nell’attuale fase di impostazione e avvio del progetto”, lo considera insufficiente per gestire le fasi successive di costruzione e gestione, a causa dell’assenza di presidi di efficienza e di un’allocazione dei rischi troppo sbilanciata a favore della concessionaria. Il parere è quindi positivo solo se vengono recepite le prescrizioni vincolanti che vanno dalla matrice dei rischi ai meccanismi di riequilibrio e la gestione della leva tariffaria; passando per X-factor, contabilità regolatoria e monitoraggio della componente ferroviaria. Senza queste modifiche, il documento non soddisfa i requisiti di regolazione richiesti. L’Art, inoltre, non si limita a un parere iniziale, ma pretende di restare in cabina di regia. Il Piano analizzato dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti contiene anche un capitolo relativo ai costi medi per veicolo che vanno dai 27,43 euro all’entrata in esercizio dell’opera, prevista nel 2034, fino ai 48,71 euro nel 2063, con un incremento medio annuo del 2%. Da questo punto di vista, l’Art richiama “l’esigenza che il sistema tariffario resti coerente con i principi di sostenibilità tariffaria e tutela dell’utenza, oltre che con una corretta allocazione dei rischi”. Proprio sulle tariffe di pedaggio, attacca la Cgil di Messina: “Oggi sappiamo che il costo del pedaggio potrebbe arrivare fino a 27 euro – si legge in una nota, ben lontano dai propagandistici 4-7 euro sbandierati nei mesi scorsi dal Governo e dalla Società Stretto di Messina. E la stessa ART precisa che si tratta di una stima basata sui costi attuali, destinata con ogni probabilità ad aumentare ulteriormente a causa della crescita dei prezzi dei materiali e dell’assenza di un progetto esecutivo definitivo. È la conferma – sottolinea il sindacato – di ciò che abbiamo sempre sostenuto: non esiste ancora un quadro economico certo dell’opera e non è quindi possibile conoscere il costo reale che rischia di ricadere sul Paese. Con pedaggi di questo livello crolla definitivamente anche la narrazione delle “due città unite” e della mobilità accessibile per cittadini e lavoratori.”

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