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Polizze assicurative catastrofali, nessun rimborso per il maltempo

Oltre il danno la beffa. In tanti, tra commercianti e imprenditori che hanno visto anni di sacrifici essere spazzati via dalla furia del mare, speravano di ottenere una tutela e un rimborso da quanto il ciclone Harry ha causato alle loro attività. Risorse fondamentali per ripartire, che sarebbero dovute arrivare dalle cosiddette polizze “catastrofali” contro le calamità naturali. Ma il condizionale è d’obbligo, perché i titolari delle attività non vedranno un euro. Oltre 2 miliardi i danni calcolati tra coste devastate, strutture balneari distrutte, case ed esercizi commerciali messi in ginocchio, per i quali però le assicurazioni non possono intervenire. Il motivo? Le polizze, obbligatorie dal 31 marzo scorso proteggono sì dai danni causati dalle calamità naturali; ma non da quelli provocati dal mare. Una falla enorme nel sistema, se si considera che l’Italia ha una parte importante del suo territorio che si snoda lungo le coste e che è vettore di turismo e occupazione. Un territorio che, se viene danneggiato dalle onde, vede però chi dovrebbe essere assicurato costretto ad arrangiarsi da solo. Una distinzione che si basa su un concetto di catastrofe che fa rientrare in questa categoria terremoti, alluvioni o frane; mentre rimangono fuori mareggiate e inondazioni. Un confine che gli addetti ai lavori definiscono chiaro per chi è competente in materia, ma molto meno per cittadini e imprese. Il risultato è quindi quello di una polizza obbligatoria che rassicura sulla carta, ma che poi in eventi come quello della zona ionica della Sicilia mostra tutti i suoi limiti.

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