Morte badante russa, l’accusa chiede femminicidio volontario
Dovrà rispondere davanti al giudice di femminicidio volontario aggravato. È fissata per domani l’udienza preliminare nei confronti di Michelangelo Corica, 60 anni, ex disc jockey di Barcellona Pozzo di Gotto, chiamato a chiarire il suo ruolo nella morte della badante russa Raisa Kiseleva, 75 anni, trovata senza vita nel luglio 2025 nel greto del torrente Longano. Un passaggio cruciale, che arriva dopo mesi di indagini e decisioni giudiziarie contrastanti. La Procura sostiene che si tratti di un omicidio volontario aggravato da una relazione stabile tra imputato e vittima. Una tesi dura, che punta a dimostrare una responsabilità diretta nella caduta e nella morte della donna. Ma il quadro si è complicato nelle ultime settimane. Il Tribunale del Riesame, dopo un rinvio della Cassazione, ha riqualificato il fatto come omicidio colposo, portando alla scarcerazione di Corica e facendo cadere anche l’accusa di omissione di soccorso. Secondo i giudici, la situazione di pericolo sarebbe stata determinata da scelte autonome della vittima, trovata in stato di ebbrezza poco prima della caduta. La ricostruzione accolta finora parla di un equilibrio precario sul muretto dell’argine, di un gesto minimo e di una caduta improvvisa. Un evento, secondo questa versione, che l’uomo non avrebbe avuto il potere concreto di evitare. Resta inoltre un punto oscuro decisivo. Non è possibile, infatti, stabilire con certezza quando sia avvenuta la morte né se un intervento immediato avrebbe potuto salvarla. Eppure pesa il comportamento successivo di Michelangelo Corica che ammette di essersi allontanato senza chiamare i soccorsi, lasciando la donna ferita a terra. Domani, nell’aula del tribunale, il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio l’imputato o fermare qui il procedimento.
