Messina Social City, scontro politico e sindacale
Mentre il Consiglio comunale di Messina si appresta a ricominciare da capo l’iter per l’esame del contratto di servizio, sulla Messina Social City esplode un caso politico che va ormai ben oltre gli aspetti procedurali. Nata sotto l’impulso del piano “Salva Messina” per sostituire le cooperative e internalizzare i servizi sociali, la società rappresenta il cuore del modello amministrativo targato De Luca-Basile. I numeri testimoniano il peso specifico dell’azienda nella galassia comunale: oltre 1.300 dipendenti, un bilancio superiore ai 60 milioni di euro e una platea di più di 5.000 utenti. A ciò si aggiunge la gestione di progetti strategici e spazi pubblici chiave come Villa Dante e la piscina Cappuccini. Tuttavia, le ingenti risorse e le spese collaterali — come i 136mila euro per le attrezzature da spiaggia di Bandiera Blu sollevati da Alessandro Cacciotto (FdI) — hanno riacceso i riflettori sulla trasparenza amministrativa. A rincarare la dose è Clara Crocè (Fiadel), storicamente favorevole all’internalizzazione ma severa nel giudizio attuale: «Difendiamo la scelta di campo, ma la gestione è stata lasciata allo sbaraglio. Dove erano in questi anni i consiglieri?». Con il dibattito ormai infuocato, la gestione della principale partecipata cittadina si trasforma così in un decisivo banco di prova per l’amministrazione comunale.
