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Maxi traffico reperti antichi, blitz carabinieri anche a Messina

Un’operazione straordinaria dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale ha portato all’arresto di 11 persone, accusate di far parte di un’organizzazione criminale specializzata in scavi clandestini e traffico illecito di beni archeologici. L’operazione ha coinvolto le province di Crotone, Catania, Messina e altre aree della Calabria, con due arresti in carcere e nove ai arresti domiciliari. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno rivelato un gruppo criminale che operava principalmente nei parchi archeologici di Scolacium, Kaulon e Capo Colonna, oltre a numerosi siti privati. Le attività delittuose sono state scoperte grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e video, che hanno documentato il traffico illecito di reperti archeologici. L’organizzazione, composta da tombaroli, intermediari e ricettatori, è riuscita a saccheggiare in modo sistematico alcuni dei siti più significativi della regione, alimentando il mercato clandestino di artefatti antichi. A capo del gruppo criminale c’erano due crotonesi, esperti in archeologia e con una conoscenza approfondita dei luoghi da depredare. Il legame con la ‘ndrangheta è emerso chiaramente. L’organizzazione operava con il supporto della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, che traeva profitti diretti da queste attività illecite, consolidando così il proprio controllo sul territorio e alimentando il mercato nero dei reperti. Messina è stata coinvolta nell’operazione con due arresti domiciliari, evidenziando la diffusione delle attività criminali anche oltre i confini calabresi. Le indagini hanno coinvolto anche la Soprintendenza Archeologica e la Direzione Regionale Musei Calabria, con il contributo di oltre 80 carabinieri, che hanno eseguito 12 perquisizioni locali.

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