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Estorsione al cantiere risanamento, processo a giugno

La Gip di Messina, Alessandra Di Fresco, ha accolto la richiesta di giudizio immediato formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e ha fissato il prossimo 10 giugno il processo, saltando quindi l’udienza preliminare. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Antonio D’Amato, c’è un tentativo di estorsione alla ditta Cosedil, colosso delle costruzioni guidato da Gaetano Vecchio, ex presidente siciliano di Confindustria. L’impresa è attualmente impegnata in un cantiere simbolo per la città per la costruzione delle nuove palazzine a Fondo Fucile, lì dove un tempo sorgevano le baracche. Si presenteranno davanti al giudice il 39enne Giuseppe Surace, il 33enne Salvatore Maiorana e il 24enne Giovanni Aspri. Come ricostruito durante le indagini, il “pizzo” veniva chiesto direttamente dalle celle. Mentre Aspri si presentava fisicamente nel cantiere, i suoi complici, Surace dal carcere Pagliarelli di Palermo e Maiorana dal Petrusa di Agrigento, partecipavano all’intimidazione tramite videochiamata usando uno smartphone. La richiesta era di 250mila euro. Ma il clan non aveva fatto i conti con la Cosedil che ha denunciato tutto, dando il via a un’indagine lampo che ha scosso l’Italia intera e suscitando un’enorme ondata di solidarietà verso l’imprenditore e i suoi operai. Le accuse sono di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e, per chi si trovava in cella, l’utilizzo indebito di dispositivi di comunicazione. Tra pochi mesi, davanti ai giudici della terza sezione penale, i tre imputati dovranno rispondere di un sistema criminale che ha cercato di piegare il risanamento di Messina alla legge del racket, fallendo davanti alla forza della denuncia.

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