Estorsione al cantiere del risanamento, condanne pesanti per tre imputati
Colpo duro alla rete del cosiddetto pizzo 2.0 a Messina, dove il tribunale ha inflitto condanne pesanti per un tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso, orchestrato anche dal carcere e diretto contro un’impresa impegnata in un appalto pubblico strategico. Al centro della vicenda una richiesta da 250mila euro rivolta alla Cosedil, guidata dall’imprenditore ed ex presidente siciliano di Confindustria Gaetano Vecchio, impegnata nei lavori di risanamento a Fondo Fucile, nell’area delle ex baraccopoli di Messina. Secondo l’accusa, le pressioni sarebbero arrivate anche dal carcere attraverso videochiamate e intermediari, con l’obiettivo di intimorire l’azienda I giudici hanno riconosciuto la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, confermando l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia. Nel procedimento sono stati giudicati il 39enne Giuseppe Surace, il 33enne Salvatore Maiorana e il 24enne Giovanni Aspri, ritenuti coinvolti nella richiesta estorsiva e nell’utilizzo di comunicazioni dal carcere Le pene inflitte ricalcano le richieste della Procura: sette anni e quattro mesi per Surace e Maiorana, sei anni e sei mesi per Aspri. Nel processo si sono costituiti parte civile la Cosedil e il sindacato Fillea CGIL, che ha ribadito il valore della denuncia come argine alla mafia e la necessità di una risposta collettiva a difesa del lavoro e della legalità.
