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Emergenza Maltempo, chiesta una svolta per la Sicilia

Le cicatrici lasciate dal ciclone Harry su Sicilia e Calabria impongono un cambio di rotta drastico nella gestione del territorio. Mentre il Consiglio dei Ministri si riunisce a Palazzo Chigi per deliberare lo stato di emergenza nazionale, il governo regionale e quello centrale convergono su un punto: non si può più ricostruire ignorando la crisi climatica. A Palermo, il governatore Renato Schifani ha insediato a Palazzo d’Orléans una cabina di regia operativa, affidandone il coordinamento a Simona Vicari. L’obiettivo è abbattere la burocrazia: «La priorità è la semplificazione globale per l’erogazione dei contributi», ha dichiarato Schifani, annunciando l’istituzione di una sub-commissione tecnica per accelerare le autorizzazioni ambientali. Il Presidente ha sottolineato l’urgenza di dare risposte concrete alla «disperazione della gente» incontrata nelle zone colpite, ribadendo che la ricostruzione dovrà andare di pari passo con la tutela del territorio. Sulla stessa linea il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, che lancia un avvertimento sulla vulnerabilità delle infrastrutture. Citando il caso della rete ferroviaria calabrese e siciliana, spesso costruita a ridosso delle spiagge, Musumeci ha chiarito che le forti mareggiate non sono più eventi isolati. «Non è più possibile ricostruire com’era e dov’era», ha affermato, invocando una pianificazione urbanistica che rispetti finalmente il Codice di Protezione Civile. Con l’avvio di riunioni settimanali fisse ogni lunedì, la Sicilia prova a passare dall’emergenza alla programmazione, cercando di prevenire che il prossimo evento estremo si trasformi nell’ennesima catastrofe annunciata.

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