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Elezioni, ping pong al Tar sul ricorso per le dimissioni

Da un lato un’elezione già fissata, le amministrative di fine maggio 2026, sulla quale pende un rischio, il ricorso al Tar. Dall’altra un’elezione prevista nel 2027, le regionali, sulla quale però inizia ad insinuarsi l’ipotesi che venga anticipata all’autunno 2026. Nel mezzo un dibattito che si fa sempre più rovente. L’Ars è in pieno caos con la maggioranza che diserta i lavori ed una situazione congelata in attesa che si sciolgano i nodi del rimpasto dopo il rinvio a giudizio dell’assessora Amata. Le opposizioni hanno presentato una mozione di censura e lamentano assenze in Aula che paralizzano ogni possibilità di lavoro assembleare. Lunedì saranno in Sicilia i vertici di Fratelli d’Italia per affrontare i nodi delle dimissioni o meno sia dell’assessora Amata che del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno entrambi sotto processo ma su due filoni d’inchiesta diversi. C’è chi va oltre la questione del rimpasto e adombra crisi di governo mettendoci dentro anche i malumori interni a Forza Italia che porteranno all’arrivo di un commissario da Roma. L’ipotesi di elezioni regionali anticipate di un anno è sempre peregrina ma le voci iniziano a farsi più numerose. Intanto a Messina c’è la spada di Damocle del ricorso al Tar. Ieri si è tenuta l’udienza per decidere sulla richiesta di sospensiva delle elezioni del 24 e 25 maggio ma i giudici di Catania hanno evidenziato come la questione elettorale sia di competenza del Tar di Palermo. La palla si è quindi spostata a Palermo, con il Tar che tra oggi e domani si esprimerà sia sulla competenza che sulla sospensiva. Un ping pong che porta al week end per conoscere le sorti, quantomeno momentanee delle amministrative. Comunque vada c’è il successivo passaggio al Cga ma i tempi dei tribunali non coincidono con quelli elettorali.

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