Droga armi e lusso al Cep, retroscena clan Guerrini
Sarebbe stato un mini-cellulare nascosto in un calzino, squillato proprio mentre il corriere si trovava in caserma, ha dare il via all’inchiesta che ha portato all’arresto di 15 persone all’alba di ieri. Il blitz della Squadra Mobile ha smantellato un gruppo criminale radicato nel quartiere Cep, capace di gestire un vasto traffico di droga e di imporre il proprio controllo sul territorio anche attraverso l’ostentazione della ricchezza. Secondo la DDA, al vertice dell’organizzazione era Antonino Guerrini, figura di riferimento per l’approvvigionamento di stupefacenti e la gestione delle armi. L’inchiesta ha svelato dettagli inquietanti sulla capacità del clan di comunicare anche dietro le sbarre. Guerrini, dal carcere di Gazzi, avrebbe utilizzato cellulari nascosti nei termosifoni — filmando persino video finiti su TikTok — e tentato di inviare “pizzini” alla moglie nascondendoli in pacchetti di patatine durante i colloqui. Gli indagati agivano con una “prudenza estrema”: incontri sussurrati all’orecchio, continui cambi di auto e giri infiniti tra le traverse del quartiere per eludere i pedinamenti. Cautela inefficace di fronte ai legami familiari: la Procura ha documentato cessioni di droga avvenute persino alla presenza di un bambino di 3 anni, usato quasi come scudo durante gli incontri. Il profitto illecito alimentava uno stile di vita sfarzoso, utilizzato per ribadire l’egemonia sul rione. Emblematico il compleanno della famiglia Guerrini: festeggiamenti tra champagne, fuochi d’artificio al Cep e una serata di gala raggiunta in limousine, Porsche e pullman privati. Un lusso sfrenato che stride con la realtà del quartiere, ma che per gli inquirenti rappresentava un preciso segnale di potere criminale. Nel blitz sono stati sequestrati 12 chili di droga, 10 armi e 45.000 euro in contanti.
