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Crollo Pistunina, confermato il DNA di Santino Magazzù

Un nome, finalmente, per quei resti rimasti tra le macerie per troppo tempo. Sono di Santino Magazzù, ex ferroviere, marito di Rosa Leone. È il risultato degli esami del DNA eseguiti dal RIS dei Carabinieri di Messina sui reperti ossei recuperati dopo il crollo della palazzina di via La Pira, a Pistunina, lo scorso 30 luglio. A dieci giorni dal confronto con i campioni genetici dei familiari, arriva dunque la conferma. Sale così a quattro il numero dei componenti della famiglia Leone di cui sono stati identificati i resti. Gli esami hanno inoltre individuato frammenti riconducibili a Sara e Rosa Leone. I loro corpi, però, erano già stati recuperati nei giorni immediatamente successivi al crollo. Restano invece senza risposta le ricerche di Lairu Warna-Kulasuriya, il collaboratore domestico che lavorava per la famiglia Leone. Nei reperti finora analizzati non è stata trovata alcuna traccia riconducibile a lui. Domani le salme saranno restituite alle famiglie. Potranno così essere celebrati i funerali di Pietro, Sara e Rosa Leone e di Santino Magazzù. Ma mentre si prepara l’ultimo saluto alle vittime, continua il lavoro degli investigatori per ricostruire ogni passaggio della tragedia. Da lunedì riprenderanno le operazioni nell’area del parcheggio rosso, a San Filippo. Prosegue intanto l’analisi dei dati estratti dai telefoni cellulari dei tre indagati, gli imprenditori Pasquale D’Alì e Alessandro Panarello e l’ingegnere Pietro Leone. Per tutti le accuse sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. E sarà la perizia disposta dalla Procura a dover fare luce sul perché quella palazzina ha ceduto. Al lavoro ci sono gli ingegneri napoletani Andrea Prota e Antimo Fiorillo e il messinese Rodolfo Urbani.

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