Cresta ai caselli autostradali, cifre tra 100 e 800 euro
Un sistema collaudato per “fare la cresta” sui pedaggi autostradali ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono avrebbe trasformato per mesi l’A20 Palermo-Messina in una fonte di guadagni illeciti. È questa la contestazione al centro dell’inchiesta che ha portato il Gip di Termini Imerese a disporre sei misure cautelari interdittive nei confronti di cinque esattori del Consorzio Autostrade Siciliane e di un dipendente di una società informatica. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero sottratto somme comprese tra 100 e 800 euro, attraverso un meccanismo ritenuto dagli inquirenti ripetuto e strutturato. I fatti contestati, tra novembre 2025 e gennaio 2026, comprendono decine di episodi. Per i cinque esattori si va da 13 fino a 108 casi di peculato ciascuno, mentre al tecnico informatico vengono attribuiti 33 episodi in concorso. L’indagine è nata da un esposto dello stesso CAS, dopo l’emersione di anomalie nei flussi di incasso e una discrepanza tra transiti registrati e somme versate. Gli accertamenti della Polizia Stradale di Palermo hanno incluso intercettazioni ambientali e videoriprese nei gabbiotti dei caselli. Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema si basava sulla sostituzione dei biglietti: il pedaggio veniva incassato regolarmente ma registrato con un titolo di importo inferiore, mentre l’originale veniva eliminato. In alcuni casi sarebbero state anche disattivate piste automatiche per indirizzare il traffico verso specifiche postazioni. Il Gip parla di un “consolidato modus operandi”. Gli indagati, ascoltati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
