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Caso rimborsi Unime, rigettati domiciliari per Cuzzocrea

L’inchiesta che ha travolto l’ambiente accademico messinese segna un nuovo, decisivo capitolo. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura di Messina per Salvatore Cuzzocrea, ma ha contestualmente imposto una misura interdittiva di estremo rigore: il divieto assoluto di svolgere qualsiasi attività all’interno delle università italiane per la durata di un anno. La decisione dei giudici nasce da una valutazione ponderata delle esigenze cautelari. Se da un lato non sono state ritenute sussistenti le condizioni per una misura custodiale, dall’altro è emerso con forza il rischio di reiterazione delle condotte o di possibili interferenze con le indagini. Per queste ragioni, il Tribunale ha ritenuto necessario allontanare l’indagato da ogni contesto universitario, considerato un ambiente “sensibile” rispetto ai fatti contestati. L’interdizione ha una portata nazionale: per dodici mesi, Cuzzocrea non potrà ricoprire incarichi istituzionali, svolgere attività didattica né frequentare atenei su tutto il territorio italiano. Si tratta di un provvedimento volto a preservare l’integrità delle istituzioni coinvolte e a garantire la serenità del lavoro degli inquirenti, guidati dal Procuratore Antonio D’Amato. Tuttavia, il verdetto non è ancora esecutivo. L’efficacia della misura rimane sospesa in attesa del definitivo pronunciamento della Corte di Cassazione, che dovrà confermare o ribaltare la scelta del Riesame. Resta l’eco di un’indagine che continua a sollevare profondi interrogativi sulla gestione del potere e sulla trasparenza all’interno degli organi accademici.

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