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Cantiere a Torre Faro, aperto dal vento

Il vento di scirocco ha fatto quello che nessun operaio ha fatto negli ultimi giorni. Ha “riaperto” il cantiere di via Palazzo a Torre Faro. Una riapertura forzata, simbolica, quasi ironica, che restituisce l’immagine di un’opera iniziata sotto cattivi auspici e mai davvero decollata. Già da troppo tempo, di lavoratori sul posto neanche l’ombra. E mentre il cantiere resta lì, fermo e ingombrante, i problemi si moltiplicano. Segnaletica confusa o insufficiente, auto che si trovano improvvisamente davanti barriere e deviazioni, incastrate in strettoie che diventano vere e proprie trappole. E poi ci sono i residenti. C’è chi, come raccontano in molti, ha letteralmente la porta di casa dentro il cantiere, costretto a convivere con disagi quotidiani che sembrano non avere fine. Un intero borgo marinaro appare ostaggio di un’opera partita male e proseguita peggio. Eppure, secondo l’assessore ai Lavori pubblici Salvo Mondello, che riferisce dopo aver interpellato il direttore dei lavori, il cantiere non sarebbe fermo del tutto. Si va avanti, assicura. Ma il ritmo è lento, lentissimo. E il cronoprogramma parla chiaro. Durata prevista quattordici mesi, escluso lo stop dell’estate — tre mesi di pausa obbligata tra giugno e settembre, quando Torre Faro si riempirà di turisti. Una storia travagliata fin dall’inizio. Avvio ufficiale il 16 settembre, immediato stop, ripartenza a singhiozzo, una diffida del Comune, qualche giorno di attività e poi di nuovo il silenzio. Ora persino il vento interviene, muove barriere e teli, scuote un cantiere che sembra sospeso tra promesse e ritardi.

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