Acr, la Reggina rinuncia al ricorso. Seguono Acireale e Sancataldese
Si va alla chiusura della parentesi relativa alle presunte irregolarità in materia di tesseramenti e iscrizione commesse dal Messina sotto la presidenza di Stefano Alaimo – ora inibito – e per le quali la Reggina aveva fatto ricorso al Tribunale Federale Nazionale. Il collegio romano aveva però giudicato inammissibile il provvedimento presentato dal club amaranto che aveva comunque manifestato l’intenzione di rivolgersi alla Corte Federale d’Appello; organo di secondo grado della giustizia sportiva italiana. Adesso, però, si ferma tutto. Sono scaduti, infatti, i termini per la presentazione di un ulteriore impugnazione sulla questione. Una deadline che porta la Reggina a fermarsi, anche alla luce della sentenza del Tfn che aveva accolto pressoché in toto la tesi sostenuta dal pool difensivo dell’Acr composto dagli avvocati Eduardo Chiacchio, Flavia Tortorella e Luis Vizzino. Davanti al collegio federale, i legali avevano inoltre citato il precedente del Pescara per cui nel 2010 la Corte di Giustizia Federale “escluse la responsabilità della società Delfino Pescara 1936 Srl, che aveva acquisito il titolo sportivo del Pescara Calcio SpA, per fatti ascritti al legale rappresentante della seconda, non tesserato con la nuova compagine”. Anche in quel caso il “nuovo” Pescara acquisì il ramo d’azienda sportivo dal Tribunale, così come avvenuto per Racing City Group con l’Acr. A frenare la Reggina ci sono anche le vicende societarie interne, con un cambio di proprietà all’orizzonte e la dirigenza impegnata in trattative con potenziali acquirenti che potrebbero portare alla firma di un preliminare di vendita nei prossimi giorni. Lo stop dei calabresi pone sulla stessa linea anche Acireale e Sancataldese che avevano affiancato la società amaranto in questo capitolo giudiziario e che ora sono pronte a interrompere l’iter legale. A sostegno del Messina, per il mantenimento della classifica maturata sul campo, si sono invece schierate Savoia ed Enna che vedono chiudersi la querelle senza stravolgimenti a tavolino.
